Calamari fritti senza glutine con salsa tartara

In quanto donne – e quindi vittime di fatto o potenziali – abbiamo il diritto di indignarci per le continue e perpetrate violenze sulle donne, di cui arriva notizia da ogni dove.
Abbiamo il diritto di dire e affermare con forza che un uomo che stupra, picchia, maltratta una donna non è degno di essere definito uomo.
Abbiamo il diritto o, forse, no. Non tutte almeno.

Nei giorni scorsi una ragazza è morta durante un intervento di aborto e una giovane donna americana è stata uccisa nella sua casa di Firenze da uno spacciatore con cui – mi attengo sempre alla notizia – avrebbe condiviso cocaina e letto in una notte brava.

Leggo i commenti su Facebook alle due notizie e inorridisco. Madri, ragazze, studentesse, mogli, in una parola donne, di ogni età e stato sociale, si scagliano contro queste due giovani: la prima colpevole di aver scelto di interrompere una vita e quindi degna, senza appello e senza dubbio, di morire; la seconda altrettanto meritevole della violenza e dell’assassinio subiti visti i suoi costumi libertini.

Ora, senza scomodare, da donna tra l’altro a pochi giorni dal parto del suo primo figlio, il diritto all’aborto (e alle motivazioni delicate, oltreché egoistiche che possono stare dietro a questa scelta. Ma anche in caso di sola scelta egoistica il discorso non cambierebbe), dico che qualsiasi donna abbia scelto questa violenza di espressione, pensiero e opinione non ha i diritti di cui sopra.
Perché essa stessa promuove, sostiene ed esercita violenza sulle donne.

Perché la legge del taglione è primitiva, barbara, terroristica e propria di una società e di una mentalità ignorante e degradata. Perché la legittimazione della violenza a fronte di un comportamento discutibile è altrettanto ignorante e perversa, misera e aberrante.

Ed eccoci ancora qui: in uno stadio evolutivo della specie in cui il pensiero del se vesti o ti comporti in un certo modo la violenza te la vai a cercare o, addirittura, te la meriti, non è soltanto retaggio di una religione o una cultura diversa dalla nostra, retrograda e deviata.
 
Quanto a commenti similari da parte degli uomini il discorso non cambia.
E qualsiasi discussione, condanna o indignazione di questi soggetti relativamente alla violenza sulle donne ritenute meritevoli (perché di questo allora si parla) è solo becera, inutile e marcia retorica.
 
E perdonate se temo e disprezzo al tempo stesso questi integralisti che – pronti a imbracciare le forche verso altri integralismi – non si rendono conto che, su quelle forche, dovrebbero mettersi a sedere accanto ai loro presunti e odiati nemici, in realtà tanto simili da far loro paura. Identica, ignorante e culturalmente arretrata feccia dell’umanità.

Ingredienti
(4 persone)
Per i calamari
1 kg calamari
250 gr. amido di mais (Maizena)
50 gr. farina finissima di mais
1 lt olio di oliva
Per la salsa tartara
6 tuorli d’uova (5 sodi, 1 fresco)
1 cucchiaio aceto bianco
200 ml olio semi
1 pizzico di sale
1 pizzico di pepe
2 cetrioli sottaceto
1/2 cucchiaio capperi
1 ciuffo prezzemolo
1 ciuffo erba cipollina
1 ciuffo dragoncello
1 cucchiaio senape

Ph. Chez Gaspar – ricette senza glutine
Ph. Chez Gaspar – ricette senza glutine

Preparate la salsa tartara:
Lavorate i tuorli sodi con l’aceto, il sale e il pepe fino a che gli ingredienti non saranno bene amalgamati.

Aggiungete il tuorlo d’uovo fresco e iniziate a montare con la festa elettrica e continuate aggiungendo a filo, molto lentamente, l’olio fino a ottenere una maionese dalla consistenza cremosa. Amalgamante il cucchiaio di senape. Tritate cetrioli, capperi, erba cipollina, dragoncello e amalgamate il tutto.

Per i calamari fritti senza glutine:
Asciugate bene, affinché la frittura senza glutine non vada dispersa in cottura, i calamari con la carta assorbente e infarinateli con la maizena e la farina di mais.

Friggeteli nell’olio portato a temperatura, quindi scolateli su carta assorbente e salateli. La frittura gluten free con sola farina senza glutine e senza pastella darà ai vostri calamari leggerezza e croccantezza.

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